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Il mio cuore cattivo

Il mio cuore cattivo – Wulf Dorn

C’è un vuoto nella memoria di Dorothea. Quella sera voleva uscire a tutti i costi ma i suoi l’avevano costretta a fare la babysitter al fratello minore mentre loro erano a teatro. Ricorda che lui non ne voleva sapere di dormire e urlava come un pazzo. Ricorda una telefonata che l’aveva sconvolta, ricorda di aver perso la testa, e poi più niente. Più niente fino agli occhi sbarrati del fratellino, senza più vita.

C’è un abisso in quel vuoto di memoria, un abisso che parole come “arresto cardiaco” non riescono a colmare. Perché la verità è che lei non ricorda cosa sia successo. Solo adesso, dopo mesi di ospedale psichiatrico, di terapie, di psicologi, ha raggiunto faticosamente un equilibrio precario. Ha cambiato casa, scuola, città: si aggrappa alla speranza di una vita normale. Ma una notte vede in giardino un ragazzo terrorizzato che le chiede aiuto e poi scompare senza lasciare traccia.

E quando, dopo qualche giorno, Dorothea scopre l’identità del ragazzo e viene a sapere che in realtà lui si sarebbe suicidato prima del loro incontro, le sembra di impazzire di nuovo. I fantasmi del passato si uniscono a quelli del presente precipitandola in un incubo atroce in cui non capisce di chi si può fidare, e in cui la sua peggiore nemica potrebbe rivelarsi proprio lei stessa…

Recensione di “Il mio cuore cattivo”:

Buongiorno a tutti e buon inizio di settimana, anche se arrivato con un giorno di ritardo, per merito di questa stupenda rubrica e del blog di Mariarosaria ho potuto continuare con le letture del (ormai ho capito di amarlo) mio adorato Wulf Dorn. Avete mai letto nulla di suo? Una suspense continua per arriva a dei finali davvero pazzeschi ed inaspettati. Quindi grazie mille Mary per avermi fatto scegliere questo capolavoro!

Vi ricordate la storiella che tutti i genitori ci raccontavano da piccoli, quella di “Al lupo, al lupo”? mia madre, mi ricordo, che me la raccontava ogni volta che scopriva che avevo detto una qualsiasi bugia innocente. Così ho smesso di dire bugie e ogni qual volta non venivo creduta la mia rabbia era folle. Ma cosa succederebbe e cosa proveresti se, a seguito di un brutto trauma per la quale hai dovuto prendere medicinali forti, tutti smettessero di crederti e ti ritenessero solo una pazza?

Doro dovrà trovare tanta forza in se stessa per continuare a portare avanti la sua opinione anche se il mondo intorno a lei continua a non crederle e a evitarla perché solo una povera pazza. Ma Doro ha capito che solo con le sue forze potrà arrivare a capire chi davvero sta inseguendo Kevin e chi sta cercando di farla credere pazza. Ma se fosse poi la persona della quale si fida di più? Come fare per farsi credere? Anche perché Doro, piano piano, inizia a ricordare qualcosa di quel giorno traumatico che la sua mente ha deciso di dimenticare. Forse in lei c’è qualcosa che non vuole accettare. Si tratta di un cuore cattivo.

Un libro stupendo, come il primo che ho letto di questo autore. Se amate i thriller psicologici, adrenalinici fin dalla prima pagina, allora ragazze questo è l’autore che fa per voi. Racconta storie incredibile che rasentano la realtà per poi sbalordire tutti con dei finali inaspettati e mozzafiato.

Mi sono immedesimata subito nel personaggio, non tanto per l’evento traumatico che ha vissuto, ma proprio perché fin da piccola odiavo non essere creduta e non riuscivo mai a darmi pace. Il mio cuore cattivo è stato un libro che ho letto nel giro di pochi giorni nonostante la sua mole (quasi 400 pagine). Quindi ragazze dovete assolutamente leggerlo 😛

Libri consigliati: Incubo, La ragazza del treno

 

 

Il paese delle pazze risate

Il paese delle pazze risate – Jonathan Carroll

Avete mai amato un libro più di ogni altra cosa? Thomas Abbey, insegnante di letteratura e figlio di una stella del cinema, non sa bene chi sia e cosa voglia dalla vita o dalla sua relazione con l’eccentrica Saxony Gardner.

Quello che sa perfettamente è che niente lo ha mai toccato a fondo quanto i magici libri di Marshall France, un autore di straordinarie fiabe per bambini che ha sempre vissuto isolato e che è morto ad appena quarantaquattro anni. Spinti da questa passione comune Thomas e Saxony partono per Galen, la cittadina dove Marshall ha trascorso gran parte della sua vita, decisi a scrivere la sua biografia.

A poco a poco, però, cominceranno a scoprire che qualcosa di strano e inquietante sta accadendo nel piccolo paesino e che la magia di France va ben oltre la pagina scritta… lasciandoli con un compito terrificante da intraprendere.

Recensione di “Il paese delle pazze risate”:

Avete mai trovato qualcosa di talmente coinvolgente da non poter staccare gli occhi da quell’oggetto? Una lettura strana, che non capite perché vi tenga legato ad essa, ma nonostante ciò proprio non riuscite a chiudere le sue pagine? Questo per me è stato Il paese delle pazze risate e la sua lettura. Non una lettura di mia prima scelta ma che mi ha incuriosito fin dalla prima lettura della trama.

Il protagonista, Thomas, decide di scrivere una biografia del suo autore preferito. Un autore strano, di libri per bambini, pieno di una creatività sconvolgente. Ma ben pochi lo conoscono come autore. E mentre sta cercando notizie su di lui per capire da cosa iniziare, incontra proprio lei: Saxony. La seconda, probabilmente, al mondo ad amare questo autore di nicchia. Chi se non lei potrebbe essere la scelta di Thomas come compagna di viaggio e di scrittura?! Ma si sa che, stando a stretto contatto con una persona che ci capisce si finisce quasi sempre con l’innamorarsene. Decidono quindi, insieme, di andare nel paese di Marshall France e di provare a contattare la figlia. Ma chi l’avrebbe mai detto che una storia così reale potesse risultare così surreale?

Lo so, le mie parole potrebbero essere strane ed ambigue, ma solo leggendo il libro se ne può comprendere il vero senso, sapete perché?

Perché Jonathan Carroll è il mago della scrittura surrealista. Tutto ciò che sembra reale alla fine si capisce quanto invece fosse surreale. Lo è sempre stato ma Jonathan ci ha ingannato da sotto il naso. Non ho mai letto un libro così strano e così coinvolgente al tempo stesso e ne sono rimasta davvero affascinata. Un genere nuovo per me ma davvero strepitoso. In più la scrittura semplice di Carroll rende tutto più assurdo. Davvero non mi sono accorta di nulla prima? Ebbene si!

Ed in primis il protagonista è un personaggio surreale. Non si riesce mai a capire cosa pensa e che cosa voglia davvero. Sembra cambiare idea e pensiero ad ogni pagina, tanto che ogni capitolo risulta essere la versione opposta del precedente.

Se posso consiglierei a tutti di leggerlo e di farmi sapere la vostra impressione. Perché, effettivamente, non sono ancora convinta che la mia versione non sia quella surreale, creata apposta dall’autore.

Alla prossima lettura 🙂

Consigli di lettura: Caraval, Sette giorni perfetti

Dopo di te

Dopo di te – Jojo Moyes

Quando finisce una storia, ne inizia un’altra.Come si fa ad andare avanti dopo aver perso chi si ama? Come si può ricostruire la propria vita, voltare pagina? Per Louisa Clark, detta Lou, come per tutti, ricominciare è molto difficile. Dopo la morte di Will Traynor, di cui si è perdutamente innamorata, si sente persa, svuotata. È passato un anno e mezzo ormai, e Lou non è più quella di prima.

I sei mesi intensi trascorsi con Will l’hanno completamente trasformata, ma ora è come se fosse tornata al punto di partenza e lei sente di dover dare una nuova svolta alla sua vita. A ventinove anni si ritrova quasi per caso a lavorare nello squallido bar di un aeroporto di Londra in cui guarda sconsolata il viavai della gente. Vive in un appartamento anonimo dove non le piace stare e recupera il rapporto con la sua famiglia senza avere delle reali prospettive. Soprattutto si domanda ogni giorno se mai riuscirà a superare il dolore che la soffoca. Ma tutto sta per cambiare.

Quando una sera una persona sconosciuta si presenta sulla soglia di casa, Lou deve prendere in fretta una decisione. Se chiude la porta, la sua vita continuerà così com’è: semplice, ordinaria, rassegnata.

Se la apre, rischierà tutto. Ma lei ha promesso a se stessa e a Will di vivere, e se vuole mantenere la promessa deve lasciar entrare ciò che è nuovo.

Recensione di “Dopo di te”:

Complice questa bellissima rubrica, e la ragazza da cui dovevo scegliere Francesca, mi sono finalmente decisa a finire questo capitolo di storia e sapete cosa ne penso?

Ho fatto male! Per carità lo stile della Moyes è sempre quello e la scrittura è molto bella e coinvolgente, tanto da avermi fatto finire un romance (quindi è tutto dire). Ma forse chissà cosa mi aspettassi, un’altro mega successo come il primo Prima di te?! Probabilmente sì e forse per questo sono rimasta molto delusa.

In questo capitolo, effettivamente vediamo una Louisa completamente diversa da quel personaggio stravagante e sempre sorridente che era stato nel primo. Avvolta da una delusione e una depressione portata dalla morte di Will e dai sensi di colpa nel pensare di non aver fatto abbastanza, la nostra Clark si è chiusa in se stessa. E cosa ne è stato di lei dopo Will? Un vero e proprio fallimento. Se il consiglio di quel ragazzo che ha scelto di morire era stato quello di dirle di godersi ogni istante e di vivere, mi sa che allora le sue parole si sono perse in un bistrot di Parigi. Louisa infatti si è accontentata di una vita vissuta a metà nella sua classica routine che non le fa pensare (o così lei si convince) a ciò che era stata la sua con Will.

Posso capire che, anche nella vita reale, un fatto del genere possa segnare davvero l’animo umano, ma vi assicuro che quella descritta nel libro non è Louisa. Se il libro fosse stato raccontato senza il libro precedente, l’avrei letto con più gusto. Ma qui sembra davvero che si sia dovuto dare un seguito ad una storia che terminava nel primo ed unico libro? Perché forzare una storia riempiendola di cliché e storie già trite e ritrite?

E poi scusate ma quando Louisa è passata dall’essere un’ombra nera ad essere quella ragazza sexy che i ragazzi sognano la notte nel primo libro?

Avrei davvero preferito che questo libro fosse stato presentato come una storia a parte e non come il seguito di una storia che avrei definito “perfettamente studiata e scritta” con la fine nel primo capitolo. No alle forzature, grazie!

Libri consigliati: Io prima di te, Un altro giorno ancora

Il volo dei cuori sospesi

Il volo dei cuori sospesi – Elvia Grazi

Le gemelle Ariele e Rebecca, di origine ebraica, non potrebbero essere più diverse. La prima, occhi così limpidi che ci si può vedere attraverso, è timida e schiva; la seconda, penetranti occhi verdi, è una ribelle pronta a sfidare tutto e tutti pur di non subire la vita. Ma Ariele possiede un talento che Rebecca non ha: fa sogni premonitori. Una fortuna e una condanna, perché spesso le cose che vede accadono senza che lei possa impedirlo. A nulla, infatti, servono quei sogni quando l’odio nazista si riversa sul paese in cui hanno trovato riparo.

Così, la loro madre Giuditta si trova costretta a prendere una decisione cui nessuno dovrebbe essere chiamato: può salvare solo una delle figlie. E sceglie di salvare Ariele, affidandola alle cure di un’amica, e di portare con sé ad Auschwitz Rebecca, convinta che il suo carattere forte potrà salvarla. Una decisione che lascia un segno indelebile nella storia di tutta la famiglia. Negli anni a venire, Rebecca, che sopravvive all’orrore dei campi, chiude il suo cuore al mondo e decide che a nessuno sarà più permesso di calpestarlo. Al contrario, Ariele cerca di non sprecare l’occasione che le è stata offerta. Accoglie l’amore che le viene dato e se ne fa portavoce nella vita di tutti giorni.

Senza mai tirarsi indietro. Anche quando Rebecca, con la quale non è più riuscita a ricostruire un rapporto, bussa alla sua porta e le chiede di occuparsi di una figlia, la sua, che non riesce nemmeno ad abbracciare, una bimba cui ha voluto dare un nome che racconta tutta una storia: Catena. Talvolta i ricordi sono come sassi che possono trascinarci a fondo, bloccando in un freddo, sincopato respiro gli ingranaggi del cuore.

Recensione di “Il volo dei cuori sospesi”:

Grazie al blog di Veronica e alla sue letture sono riuscita a conoscere questo libro molto particolare e controverso.

L’autrice racconta la storia di due giovani gemella ebree nate nel periodo del fascismo: ci racconta come due caratteri molto diversi possono rispondere alla discriminazione di genere su ragazzine in fase di adolescenza. Sappiamo bene tutti come i ragazzini possano essere crudeli non conoscendo a sufficienza le conseguenze delle proprie azioni. Ed è proprio quello che succede alle due gemelle e a sua madre Giuditta. Quando i rastrellamenti degli ebrei iniziano a farsi più vicini, le tre decidono di nascondersi. Ma vengono avvisate che sono state scoperte e a Giuditta viene proposto di salvare almeno una delle sue figlie.

Voi cosa avreste fatto al suo posto? Ariele, ragazza molto fragile e timida con il dono di poter sognare cosa succederà nel futuro. E poi Rebecca, dal carattere forte e intraprendente, che sa farsi rispettare da tutto e da tutti semplicemente usando lo sguardo. Torno a chiedervelo: voi davvero quale decisione avreste preso?

La decisione di Giuditta ha segnato in maniera profonda l’esistenza delle due gemelle: Ariele ha continuato a vivere la sua vita pensando che il modo migliore per vivere fosse quello di accontentare sempre il bisogno di tutti. E’ stata la figlia perfetta per la sua nuova famiglia, ma a causa di ciò non ha imparato ad amare se stessa, mettendosi sempre in un angolo. Rebecca invece ja visto troppo per essere una ragazzina e così ha deciso che mai più si sarebbe legata a nessuno, perché tanto l’amore porta solo sofferenza. Ha chiuso il suo cuore a tutto il mondo e a tutte le persone che le hanno dichiarato amore. Se nemmeno sua mamma è riuscita ad amarla tanto da salvarla dai campi di concentramento nessuno lo farà mai.

Un libro dall’apparenza semplice ma molto introspettivo che fa riflettere su come una singola azione possa portare a creare delle persone. Una scelta che può sembrarci sensata e fatta per il bene, invece possa portare a complicazioni irreparabili. Come può una madre sapere di aver preso le giuste scelte per i suoi figli? Anche qui nessuna risposta sarà mai giusta o sbagliata in maniera assoluta.

Libro molto bello e particolare, un po’ lento verso la fine, ma davvero consigliato.

Consigli: La sarta di Dachau, Nella terra della nuvola bianca

 

Il quadro segreto di Leonardo

Il quadro segreto di Leonardo – Fabio Delizzos

Roma, 1516. Nella vita di Leonardo da Vinci c’è una donna, affascinante e misteriosa. Una donna con un dono speciale che, insieme alla sua bellezza, suscita le brame di uomini potenti. Leonardo fa di tutto per proteggerla e spera di riuscire presto a portarla con sé in Francia. Una notte, nei pressi di Castel Sant’Angelo, è testimone involontario di un omicidio.

Sulle prime sembrerebbe un caso di ordinaria criminalità, ma qualcosa di oscuro si sta invece muovendo nell’ombra: un antico segreto è stato violato e un oggetto molto prezioso è stato rubato da un monastero. Leonardo è chiamato dal cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena a indagare sull’accaduto, per rintracciare gli artefici del furto: ma più scava in quel mistero, più si convince che c’è un collegamento tra i furti e l’omicidio cui ha assistito. Eventi terribili stanno per abbattersi su Roma e la donna che ama potrebbe essere in serio pericolo. Ha così inizio, per Leonardo, una corsa contro il tempo tra tetre sale anatomiche, meandri di antichi monasteri e misteri biblici.

Riuscirà a scongiurare la minaccia che incombe sulla Città Eterna e sulla donna che ama?

 

I colpi contro la porta gli gelarono il sangue. Leonardo si immobilizzò con il pennello fra le dita e ruotò lentamente la testa, in volto l’espressione di un condannato a morte in attesa del boia. <<Chi è?>>, chiese. <<Sono io, maestro, posso entrare?>>. Per fortuna era solo il buon Giovanfrancesco Melzi. Leonardo sospirò di sollievo, <<Avanti, Cesco, entra pure>>. L’allievo prediletto spalancò la bocca e sgranò gli occhi vedendo Leonardo davanti al cavalletto, con i pennelli in mano e una tavola di fronte.

Recensione di “Il quadro segreto di Leonardo”:

Forse ho giocato facile andando a leggere un libro di cui amo il personaggio. Leonardo, infatti, è uno dei miei personaggi storici preferiti. Ho sempre adorato la sua testa e la sua curiosità che lo ha portato ad essere uno dei più grandi inventore e precursori del Medioevo.

In questo libro però ho scoperto un Leonardo sotto un aspetto diverso: questo Leonardo Da Vinci ha amato non solo la scienza, ma anche una vera e propria donna. E chi se no, se non proprio la nostra amata Gioconda? Questa storia ha del straordinario. Su questo quadro le leggende che si sono succedute e create sono state molteplici durante il corso dei secoli. C’è chi ha detto che la Gioconda sarebbe proprio il nostro Leonardo camuffato sotto un viso di donna, e chi invece che fosse una semplice donna dell’epoca, magari una reale. Ma la versione che vede la Monna Lisa come amata del mio caro Leonardo, ecco, questa è la versione che ho più apprezzato.

Non solo scienziato, non solo amante della natura ma anche uomo in carne ed ossa, con tutti i suoi bisogni ed i suoi sentimenti.

E poi cosa ve lo dico a fare: in questo libro Leonardo è vegetariano, non per una questione di salute ma proprio perché ama gli animali e li rispetta in qualità di esseri viventi. Come non identificarmi subito, allora, in lui? E’ stato molto semplice quindi identificarmi in lui in questa versione. La storia poi creata per fargli da contorno, in realtà, non è stata poi così marginale.

Era già tanto, si disse Leonardo, che gli assassini di Allacci non si fossero accorti della sua presenza: i testimoni oculari degli omicidi non vivevano mai a lungo e, comunque, nel migliore dei casi, andavano incontro a problemi e seccature di varia natura. No, l’unica persona con cui doveva parlare era Honda.

Il libro infatti non si è incentrato nel descrive solo il personaggio di Leonardo, ma anche il suo contorno come amici, parenti, la corte in cui lavorava etc. etc. Come precisa l’autore la realtà è stata mescolata con la fantasia: ma il tutto è davvero amalgamato e liscio che non si capisce dove si fermi la finzione e inizi la realtà. Come ultimo aspetto, ma non meno importante: ho adorato la storia creata che coinvolge la Bibbia e il Cristianesimo in genere. I riferimenti reali a quella che è la sua lettura e l’interpretazione delle sue parole per creare un unguento che riportasse alla vita come già successo a Gesù nella sua resurrezione è stata fenomenale. Mi è proprio venuta voglia di leggere la Bibbia e darne una mia interpretazione. Magari anche io troverò la via per il Sacro Graal.

Sono davvero contenta di aver aspettato tanto l’uscita di questo libro e ringrazio tanto Chiara e Dolci per avermi dato l’opportunità di leggerlo.

Buona letture a tutti!

Libri consigliati: Sette giorni perfetti, Il codice Da Vinci

 

Book Jumpers

Book Jumpers – Mechthild Glaser

Amy è una book jumpers. Amy Lennox, ha lasciato la Germania per passare le vacanze sull’isola scozzese dove è nata, e dove ancora vive sua nonna, nel castello di famiglia. Nonostante le proteste della madre di Amy la nonna rivela alla ragazzina che alla loro e a un’altra famiglia, la famiglia Mecalister, nel castello vicino è affidato un compito molto importante da secoli, ovvero impegnarsi a proteggere la letteratura. Per poterlo fare, sono dotati dall’età di cinque anni a quella di 25 della capacità di ‘saltare’ dentro ai libri per controllare che tutto si svolga per il verso giusto, con l’obbligo di non interferire con le trame.

È così che Amy conosce Will e Betsy, eredi dell’altra famiglia, e subito dimostra un gran talento nel rapporto con i libri. La trama è intervallata da frammenti di una fiaba bruciata per sbaglio secoli prima, i cui personaggi (una principessa, un cavaliere e due cortigiani), usciti dal mondo letterario, vivono tra gli uomini. Il cavaliere e i due cortigiani insegnano vestiti da monaci le regole per i nuovi eredi, mentre la principessa è scomparsa.

Verso la metà del romanzo iniziano i problemi, perché un misterioso ladro ha cominciato a rubare le idee che contraddistinguevano dieci libri, così comincia la ricerca, che non impiega molto per volgere alla soluzione.

Quando il giorno dopo a lezione saltai di nuovo nel Libro della Giungla, trovai Werther ad aspettarmi. Indossava un mantello di velluto rosso che gli arrivava al ginocchio e un cappello di foggia antiquata. Un rovo gli aveva lasciato spine in una calza di seta aprendogli una smagliatura. Quando arrivai stava appunto battagliando con la pianta per liberarsi.

Commento di “Book jumpers”:

Qual’è il sogno di ogni lettore accanito? Beh, quello di poter entrare nel proprio libro e partecipare alla storia, o anche solo vedere i nostri personaggi preferiti prendere vita davanti ai nostri occhi. E’ esattamente quello che Amy scopre di poter fare, con un compito molto importante però. Si lei potrà anche essere una book jumpers, ma il suo ruolo è quello di proteggere le storie e i suoi personaggi. Quanta invidia ho provato quando Amy ha potuto incontrare la mia adorata Lizzie e la sua famiglia, e poi il piccolo principe e mille altri personaggi.

Devo dire che la qualità della storia mi è piaciuta molto, credo non sia facile creare una storia di fantasia che piaccia, con un senso logico e dei personaggi adeguati che la possano portare avanti. Quindi premio molto l’immaginazione dell’autrice e la sua invettiva.

Ci sono giusto un paio di cose che non mi sono piaciute tanto. Come prima cosa, all’inizio l’ingresso dei personaggi secondari sembra buttata un po’ lì. Amy incontra per la prima volta nella sua vita la nonna e nessuna delle due pensa a farsi delle domande per conoscersi. La nonna non è nemmeno incuriosita di conoscere sua nipote, di cui viene a sapere solo al momento dell’arrivo della figlia. Nessuna domanda e nemmeno un’occasione per passare del tempo assieme. Tutto normale? Io avrei modificato leggermente la storia e magari avrei lasciato che fosse la nonna a raccontarle della loro storia familiare e che magari la aiutasse a capire cosa poteva fare del suo potere. In realtà la nonna c’è ma rimane sempre un po’ distante. E alla fine della nonna nessuna notizia.

Mi sembrava di avere appena chiuso gli occhi che già era mattina. La sveglia del cellulare mi strappò bruscamente dal sonno e in preda al mal di testa mi trascinai a fare colazione di sotto. Alexis mi accolse con un sorriso e non sfuggì al mio sguardo. Di colpo mi tornò in mente quanto mi aveva rivelato la sera prima.

Per quello accennato prima e altri dettagli mi è sembrato che tutto l’inizio della storia fosse un po’ frettolosa. Ci sono tante cose da dire e poche pagine, quindi all’inizio è stato buttato tutto lì nel pentolone.

E il secondo appunto che vorrei fare è stata la fine (che per ovvi motivi non vi racconterò). Mi limiterò a dire che a me non è piaciuta. Mi aspettavo davvero qualcosa di molto diverso. Sarà solo una questione di mio gusto personale? Può darsi, ma alla fine le recensioni sono molto soggettive.

Non mi sento comunque di sconsigliarlo del tutto. E’ pur sempre stato un bellissimo viaggio nella fantasia e nei sogni di tutti noi lettori.

Buona letture a tutti voi

Se ti piace questo genere ti consiglio: La bussola d’oro

Un caso speciale per la ghostwriter

Un caso speciale per la ghostwriter – Alice Basso

Per Vani le parole sono importanti e questa volta c’è un caso speciale per la ghostwriter da risolvere. Nel modo in cui una persona le sceglie o le usa, Vani sa leggere abitudini, indole, manie. E sa imitarlo. Infatti Vani è una ghostwriter: riempie le pagine bianche di scrittori di ogni genere con storie, articoli, saggi che sembrino scaturiti dalla loro penna. Una capacità innata che le ha permesso di affermarsi nel mondo dell’editoria, non senza un debito di gratitudine nei confronti dell’uomo che, per primo, ha intuito la sua bravura: Enrico Fuschi, il suo capo.

Non sempre i rapporti tra i due sono stati idilliaci, ma ora Vani, anche se non vorrebbe ammetterlo, è preoccupata per lui. Da quando si è lasciato sfuggire un progetto importantissimo non si è più fatto vivo: non risponde al telefono, non si presenta agli appuntamenti, nessuno sa dove sia. Enrico è sparito. Vani sa che può chiedere l’aiuto di una sola persona: il commissario Berganza.

Dopo tante indagini condotte fianco a fianco, Vani deve ammettere di sentirsi sempre più legata all’uomo che l’ha scelta come collaboratrice della polizia per il suo intuito infallibile. Insieme si mettono sulle tracce di Enrico. Tracce che li porteranno fino a Londra, tra le pagine senza tempo di Lewis Carroll e Arthur Conan Doyle. Passo dopo passo, i due scoprono che Enrico nasconde segreti che mai avrebbero immaginato e, soprattutto, che ha bisogno del loro aiuto. E non solo lui. Vani ha di fronte a sé un ultimo caso da risolvere e fra le mani, dalle unghie rigorosamente smaltate di viola, le vite di tutte le persone cui ha imparato a volere bene.

Come già detto, fra le altre cose oggi è giovedì. Il che di per sé non costituirebbe una gran notizia, essendoci ben cinquantadue giovedì in un anno. Se non fosse che il giovedì pomeriggio è una delle due parentesi settimanali durante le quali, da quattro mesi circa, alla mia testa è consentito distrarsi. Ascoltare voci diverse dal mio chiacchiericcio interiore, manifestare attenzione verso problemi squisitamente mondani. Il giovedì pomeriggio, come il lunedì pomeriggio, vado infatti a trovare Irma, la mia amica ottantaduenne.

Commento di “Un caso speciale per la ghostwriter”:

Ed eccoci qui alla fine di questa serie. Con un misto di tristezza e malinconia anche io oggi saluto l’ultimo capitolo di questa serie che ormai seguo da cinque anni, forse qualcosa in meno perché l’ho conosciuto più tardi rispetto alle sue uscite. Complice una rubrica e il blog di Chiara, dalla quale avrei dovuto scegliere, mi sono fatta convincere a chiudere la serie. Forse una delle prime che concludo, anche perché mi mette sempre un po’ di tristezza. Con “Un caso speciale per la nostra ghostwriter”, da oggi dovrò salutare la mia “dolce” Vani, e il mio amato Romeo, da tutti conosciuto come Berganza.

Ma sarò davvero pronta a salutarli?

Vani è la solita ragazza cinica e in lei mi sono sempre riconosciuta. Come lei non sopporto le persone (o almeno buona parte) e una vita in solitaria su un’isola deserta mi affascina molto. Ma di qualcosa si deve pur vivere. Ovviamente in comune abbiamo anche la stessa passione per i libri e per la lettura. Magari però sapessi scrivere come lei :). Berganza è quel genere di uomo che tutte cerchiamo (o almeno buona parte, quella che mi piace solitamente). Istruito, con un forte intuito, che sa affascinarti ma soprattutto che ti accetta per quella che sei, anche se cinica e terribilmente sincera con il mondo esterno.

Sono seduta accanto al commissario, nella sua macchina, mentre lui guida lungo corso Francia, quando il mio cellulare emette due suoni quasi contemporaneamente. Come fanno gli smartphone quando ricevono insieme un’e-mail e un messaggio: un avviso sonoro si fonde nell’altro e quello che ne risulta è una cacofonia delle peggiori, come se un gatto avesse camminato su un sintetizzatore.

In questo ultimo capitolo, stranamente, non si vede nessun libro particolare affidato a Vani, ma in realtà si trova a dover risolvere un caso reale. Il suo capo Fuschi è scomparso dopo aver “abbandonato” il suo lavoro in tronco solo per difenderla. Questo ha sconvolto molto Vani che era convinta che al suo capo fregasse di lei quanto a lei di salvare il mondo intero dall’ignoranza. Per questo si lancia alla sua disperata ricerca, speranzosa in cuor suo che Enrico non abbia commesso un terribile gesto. La sua ricerca si trasforma in qualcosa di più difficile di quanto vani avesse immaginato, e le sue intuizioni vengono meno fino a che l’ultima idea sembra funzionare alla grande. Ora non resta che rendere ad Enrico pan per focaccia.

E’ stato davvero strano leggere questo ultimo capitolo (soprattutto sapendolo tale) forse ci si aspetta un’uscita con fuochi d’artificio dal primo capitolo in poi con colpi di scena a iosa. Invece il tutto inizia molto mestamente con la ricerca di Enrico come argomento principale e tutti i colpi di scena sembrano passare in secondo piano, ma alla fine eccoli. Arrivano i fuochi d’artificio ed esplodono tutti insieme nell’ultimo capitolo.

Una vera e propria sorpresa. Ed è stato davvero bello poter finire così in bellezza con un finale aperto ad ogni immaginazione.

Siete ancora qui? 😉 Direi che vi tocca finire o, se non l’avete ancora fatto, iniziare del tutto la serie.

Buona letture misteriose a voi!!!

Vuoi leggere i primi quattro libri della serie? Eccoli: L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, Scrivere è un mestiere pericoloso, Non ditelo allo scrittore e La scrittrice del mistero.

La piccola libreria di Venezia

La piccola libreria di Venezia – Cinzia Giorgio

Margherita ha un dono: sa consigliare a ogni persona il libro giusto. È per questo che, delusa dalla fine della sua storia d’amore, lascia Parigi e torna a Venezia, con l’intenzione di aprire una libreria nella bottega d’antiquariato appartenuta al padre. Poco prima dell’inizio dei lavori di ristrutturazione, rovistando tra vecchie carte, Margherita trova, incastrata in fondo a un cassetto, una foto che ritrae una giovane donna.

“Per Anselmo, il mio grande amore”, recita la dedica sul retro, che riporta anche data e luogo: aprile 1945, Borgo degli Albizi, Firenze. Margherita nota con stupore che la ragazza ha al collo un ciondolo identico a quello che le ha lasciato suo zio Anselmo. Com’è possibile? Quel ciondolo è un pezzo unico, non può trattarsi di una copia. Incuriosita dalla scoperta, decide di indagare e parte per Firenze. La sua piccola ricerca la conduce in una libreria, la cui proprietaria è la figlia di Emma, proprio la donna della foto.

Ma in quel luogo Margherita conosce anche qualcun altro: Fulvio, uno scrittore un tempo famoso, che non pubblica da anni e che nasconde un mistero nel suo passato.

Un espositore al centro dell’ambiente più ampio, vicino alla vetrina principale, era riservato alle novità, mentre su quello accanto c’era la “selezione della libreria”, così come recitava la scritta racchiusa in una bella cornice indiana, decorata con specchietti di varie dimensioni che formavano colorati arabeschi. Incuriosita dai gusti delle libraie, Margherita cominciò a spulciare fra i titoli, prendendo ogni tanto un libro, per rigirarselo tra le mani e leggerne la trama. Si trattava per lo più di classici e di saggi femministi. Sorrise.

Commento di “La piccola libreria di Venezia”:

Non avevo mai letto nulla di questa autrice e mi aveva attratto molto la copertina al momento dell’acquisto. Complica la rubrica Questa volta leggo creata daChiara e Dolci ho dovuto scegliere di comprare un libro che avrei letto sulla spiaggia, e cosa è meglio di un libro leggero e con qualche storia romance?

Ho cercato di uscire dalla mia zona di confort, poiché io non leggo proprio questo genere e infatti avrei dovuto ascoltarmi di più. La scrittura dell’autrice in realtà non è male: i termini sono semplici e le descrizioni chiare che ti fanno rivivere i momenti. Quello che però non traspare è per la quale proprio questo libro non mi è piaciuto è stata la descrizione dei sentimenti. Infatti questi ultimi dovrebbero essere descritti con scene e invece qui vengono solo dichiarati, tipo: “Margherita si era innamorata”. Questo non mi ha fatto entrare per nulla in sintonia con il personaggio.

Inoltre la storia nel suo complesso è quasi assurda: la protagonista, infatti, nel giro di qualche giorno si innamora perdutamente di un uomo che non conosce nel giro di un paio d’ore nella quale sono stati assieme. Già questo è assurdo. Aggiungiamoci poi il fatto che lui non viene minimamente descritto, in più nessuno dei due parla all’altro di sé. Di che cosa si sono innamorati questi due? E per finire Margherita vive una storia molto conflittuale con la madre. Questo viene menzionato un paio di volte in mezzo alla storia ma non spiegato, né risolto, né fatto capire. Allora che senso ha avuto aggiungere questo dettaglio nel libro?

Alla fine di questo libro mi sono rimaste tante domande e tanti dubbi e la storia, a ripensarci ora, mi sembra ancora del tutto assurda. Bisogna leggerlo per credere (ahahah). Mi dispiace ma viene bocciato. Non so se riuscirò a dare un’altra possibilità all’autrice, ma giuro che ci proverò.

Buona lettura a tutti voi!

Miti del nord

Miti del nord – Neil Gaiman

Odino il supremo, saggio, audace e astuto; Thor, suo figlio, incredibilmente forte ma non certo il più intelligente fra gli dèi; e Loki, figlio di un gigante, fratello di sangue di Odino, insuperabile e scaltrissimo manipolatore. Sono alcuni dei protagonisti che animano il nuovo libro di Neil Gaiman: noto per essersi ispirato spesso ai miti dell’antichità nel creare universi e personaggi fantastici, questa volta Gaiman ci offre una formidabile riscrittura dei grandi miti del Nord.

Lungo un arco narrativo che inizia con la genesi dei nove leggendari mondi, ripercorriamo le avventure e le gesta di dèi, nani e giganti.

Tra i racconti più avventurosi ci sono quello di Thor, che, per riprendersi il martello che gli è stato rubato, è costretto a travestirsi da donna, un’impresa non da poco considerando la sua barba e il suo sconfinato appetito; o quello di Kvasir – il più saggio fra gli dèi – il cui sangue viene trasformato in un idromele che colma di poesia chi lo assaggia. Il finale del libro invece è dedicato a Ragnarok, il giorno del giudizio, il crepuscolo degli dèi, ma anche la nascita di un nuovo tempo e nuovi popoli.

Commento di Miti del nord:

Ciao a tutti miei readers, come state? Qui a Torino fa così tanto caldo che pure l’asfalto sta cominciando a sciogliersi. Si starebbe un pochino meglio se almeno ci fosse un po’ di aria fresca, ma, ahimè, anche quella ha deciso di starci lontani. Quindi scusate la mia scrittura, se farò errori o se dirò cose poco chiare, ma questo caldo non aiuta!

Vorrei subito spiegarvi che la scelta di questo libro è stata abbastanza pilotata dal fatto che per la Challenge di Rosy, Niente di personale, avrei dovuto leggere un libro che parlasse di dei o divinità in genere. Perché a questo punto non provare con questo libro dati tutti gli ultimi film della Marvel usciti di recente?

Mai scelta fu più sbagliata! Il libro non sarebbe nemmeno troppo brutto se le storie raccontate avessero un senso e se la modalità di scrittura fosse un minimo rivista. Forse questo libro e questo autore non fanno proprio per me.

Per farvi capire, questo libro è una serie di piccoli racconti, una sorta di raccolta di miti e leggende, che narrano le vicessitudini che accadono tra gli dei del nord: come sono nati e come sono stati creati, che cosa governano e, attraverso delle piccole storielle, riusciamo a capire anche che tipologia di caratteri hanno. Le storielle sembrano autoconclusive, ma alla fine capiremo che invece sono piccoli tasselli che portano alla conclusione. Perché allora non dargli un senso logico? Per quanto riguarda la scrittura: l’autore, presumibilmente per rendere il racconto simil-arcaico, utilizza un tipo di linguaggio strano, non del tutto chiaro, quasi che a volte sembrano mancare delle parole fondamentali che spieghino il tutto. Anche per quanto riguarda le immagini mentali che si creano durante la lettura ci sono dei salti temporali non spiegati. Effetto voluto?

Per quanto siano solo poche pagine in effetti la difficoltà nel leggerlo è stata tanta. Per non parlare poi del fatto che la Marvel ci aveva abituato ad un certo tipo di storia e qui le cose vengono un po’ ribaltate. Vogliamo parlare del Loki del libro che viene definito una tra le divinità più belle?! o.O  Se devo scegliere preferisco alla gran lunga Thor, che viene descritto come un uomo bruto e quasi senza cervello.

In conclusione è stato un po’ noiosetto come libro e sono contenta che sia finito, così posso dedicarmi alle mie letture preferite. E voi cosa state leggendo di bello in questo periodo di fuoco? Fatemelo sapere nei commenti!

Buone letture a tutti!

La figlia del mercante di seta

La figlia del mercante di seta – Dinah Jefferies

1952, Indocina francese. Dalla morte della madre, Nicole, figlia di un mercante di seta, diciottenne franco-vietnamita, è vissuta all’ombra della bella sorella maggiore, Sylvie. Quando Sylvie prende le redini degli affari di famiglia, che ruotano intorno al commercio della seta, a Nicole non resta che accontentarsi della gestione di un vecchio negozio, nel quartiere vietnamita di Hanoi.

La zona, tuttavia, pullula di militanti ribelli pronti a tutto per porre fine alla dominazione francese, persino a tradire i loro cari. In questo clima sempre più teso Nicole scopre la corruzione su cui si regge il sistema coloniale e si rende conto con sgomento che anche la sua famiglia è coinvolta…

Nel frattempo, la ragazza conosce Tran, un ribelle vietnamita. Nonostante sia innamorata di Mark, un affascinante imprenditore americano che incarna alla perfezione l’uomo dei suoi sogni, le sembra finalmente di intravedere una via di fuga da una vita che non ha scelto e da una cultura a cui non sente di appartenere. In un Paese dilaniato dai contrasti, è difficile per Nicole fare la scelta giusta, capire di chi fidarsi…

La figlia del mercante di seta è un romanzo affascinante sulla rivalità tra sorelle, sull’amore che sfida la sorte, sui segreti da tenere nascosti, a cui fa da sfondo un Vietnam incantevole nell’età del colonialismo.

Quella notte, quando si svegliò di colpo, Nicole aprì la finestra e sfidò i fantasmi. C’era la luna piena e il giardino era sorprendentemente tranquillo, ogni foglia e ogni filo d’erba brillavano argentei. C’era un odore legnoso e l’aria era spessa, dolciastra e appiccicosa. Pensò a quello che gli aveva detto il giovane al negozio: “Presto avrai bisogno di me”. Certamente mentiva. Nessuno pensava che avrebbero perso contro i Vietminh – l’esercito francese era di gran lunga più numeroso dei ribelli. Lo dicevano tutti.

 

Commento di La figlia del mercante di seta:

Buongiorno ragazze e benvenute ad un altro appuntamento con la rubrica Questa Volta Leggo, creata dalle blogger Chiara e Dolci. In questo appuntamento di Giugno bisognava scegliere una copertina che ritraesse la figura di una persona. Complice il fatto che compro libri in maniera compulsiva e finisco a leggerne la metà di quelli che compro, ho deciso di andare a cercare il libro dalla libreria di quelli che avevo già.

Il fato fece sì che andassi a scegliere un libro comprato mesi e mesi fa e abbandonato lì, ma se era rimasto abbandonato un motivo probabilmente c’era. La figlia del mercante di seta vuole essere un libro che va a mescolare la storia di una donna (una ragazza con una storia un po’ travagliata) e della sua famiglia che vivono in Vietnam proprio nel periodo della guerra.

Partiamo dal presupposto che questo libro parte molto lento: si inizia a descrivere la vita di questa ragazza, Nicole, con un padre che la odia e non se ne conosce il motivo, una sorella che nemmeno le parla e nessuno sa il perché, senza una madre e sembra che la colpa sia proprio di Nicole. L’unica che in quella casa sembra volerle bene è la governante Lisa che fin dalla sua nascita ha deciso di crescerla come fosse sua figlia. Partiamo dal presupposto che fino a qui già la storia è del tutto improbabile.

Il padre infatti sembra provare, oltre al disprezzo verso sua figlia Nicole, un puro piacere a denigrarla e a farla sentire inferiore. Fortunatamente non ho dovuto crescere in una situazione del genere, ma dubito che un padre sano riesca a trattare in questo modo una figlia, soprattutto perché (alla fine del libro sembra che il messaggio fosse questo) viene descritta la figura del padre come un uomo crudele e spietato ma l’immagine vorrebbe essere quella del padre crudo ma che vuole proteggerla. Sì, ad insulti? Per non parlare della sorella che si diverte tutto il giorno a farle dispetti e a cercare di farla rendere ridicola davanti a tutti. Praticamente una cenerentola maltrattata dalla sua stessa famiglia. Nemmeno nelle favole si è più sentita una storia simile.

Nicole e O-Lan stavano ammirando gli scaffali appena riforniti e, dato che il sole dipingeva sul pavimento grandi strie di luce, O-Lan si offrì di preparare un caffè all’uovo di seta, e cioè un caffellatte condensato con un uovo dentro. Anche se l’idea di un caffè con l’uovo sembrava orribile, era probabilmente la cosa più buona che Nicole avesse ma assaggiato. Denso e cremoso, senza alcun sentore di uovo, il caffè sembrava una crema al caramello con una nota amara di caffeina e Nicole ne era ormai dipendente.

Ma ragazze cosa credete che lei faccia per tutto il libro? Sì, avete capito bene. Nicole, giustifica tutto e tutti e le maniere che vengono utilizzate su di lei, perché quella è l’unica famiglia che ha. Ma vi pare? In questi frangenti si è dimostrata una ragazza senza coraggio e senza grinta, dal carattere debole. Ma l’autrice sembra voler dimostrare il contrario facendogliene passare di tutte e di più. E quindi, che carattere dovrei attribuire alla figlia? Forte ma compassionevole? Mmm!

Il tutto poi contornato da una scrittura strana: piena di descrizione di paesaggi poco chiari e di situazioni e conversazione inconcludenti che sembrano essere state descritte solo per far numero di pagine e non per arricchire il personaggio né il lettore.

Un libro davvero strano ma che purtroppo non mi è piaciuto per nulla. E voi che l’avete letto cosa ne pensate? Per oggi, readers, vi lascio alle prossime letture della rubrica.

Buone letture!